Tanti problemi ci interrogano: crisi economica che coinvolge giovani, famiglie e imprenditori; forte diminuzione di vocazioni per un servizio speciale della Chiesa; i media laici che accentuano solo lacune e ignorano il bene che si compie, mentre abbiamo difficoltà a dare ampio respiro alla nostra stampa; disorientamento nella fede e nell’etica; distacco massivo dei giovani dalla vita ecclesiale e da regole sane di vita con droga, alcool, mancanza di impegno sociale; un analfabetismo religioso considerevole e potremmo certamente continuare. Eppure risponderò così come un ragazzo di cinque anni un giorno commentava guardando la televisione: “ma noi abbiamo Gesù”.
Egli è stato reso perfetto nella sofferenza, dice la Lettera agli Ebrei. Ovviamente egli ci amava fin dal giorno della sua nascita a Betlemme, ma accettò, in questo senso la Bibbia parla di obbedienza, di essere così vicino e testimoniarci che aveva assunto veramente la nostra umanità fino ad accogliere sia pure con enorme sacrificio anche da parte sua, il travaglio dell’azione pedagogica, la maldicenza, la tortura e la morte. Egli è diventato causa di salvezza, non soltanto perché ci ottiene il perdono dei peccati e ci apre la possibilità di essere con Dio oltre la morte, ci ha reso partecipi di una comunione dove i beni spirituali si trasmettono gli uni gli altri ma anche ha fatto sì che ogni nostra azione abbia un valore, oltre quello che noi possiamo constatare.
Non è un sacerdote burocrate che interviene per noi secondo orari e procedure d’ufficio, non un Sommo Sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze (cfr. Eb 4,15). Il Signore non soltato ha mostrato prossimità massima, ma “è diventato garante di un’alleanza migliore” (cfr. Eb 7,22). Dobbiamo portare nel cuore dunque una profonda riconoscenza per la chiamata al cristianesimo e testimoniarne la bellezza con la vita e le parole; nello stesso tempo deve animarci quel fuoco profetico che Gesù è venuto a portare sulla terra e che desidera si accenda nel cuore di ogni uomo e ogni donna (cfr. Lc 12,49).
Egli risorto, infatti, ha affidato a ogni battezzato una missione: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19), ma ha anche aggiunto: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Ci ha chiesto di essere sale della terra, luce del mondo, lievito nella società di oggi secolarizzata e plurireligiosa. Forse come i due discepoli di Emmaus siamo tentati di abbandonare perché i nostri progetti non si realizzano quando e come avevamo pensato o perché riscontriamo che noi siamo maggioranza. Dio ci ripete come già al profeta Geremia: “prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che uscissi alla luce ti ho consacrato, ti ho stabilito profeta delle nazioni… non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te” (Ger 1,5.8). La fiducia in Gesù ci chiede la serenità e la coscienza di portare con Lui la pienezza di vita ci sostiene anche nelle nostre fatiche.

