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Diocesi di Venezia

Le esperienze significative

Rileggendo le dinamiche del territorio della nostra Diocesi si evidenziano, innanzitutto, alcuni processi “critici” quali:

  • il pluralismo sociale, culturale e religioso che caratterizza la società;
  • la distinzione sempre più marcata tra Chiesa e società;
  • la secolarizzazione;
  • la crisi economica e valoriale;
  • la denatalità;
  • il fenomeno migratorio.

In questo quadro la Chiesa veneziana ha visto nascere e crescere al proprio interno parecchie esperienze significative che si sono sviluppate parallelamente e in forme diverse. In esse leggiamo l’azione dello Spirito Santo che guida e anima la nostra Chiesa. Vogliamo ordinarle secondo le quattro “finalità” della recente Visita pastorale - avviata nel 2004 ed appena conclusa - divenute sempre più le “dimensioni” fondamentali per la vita autentica di una comunità cristiana.

Rigenerare il popolo di Dio

La Visita pastorale, che ha rappresentato un passaggio forte e profondo, ha stimolato la riscoperta delle ricchezze e dei carismi presenti nelle nostre comunità e nel territorio nel riscoprirsi comunità cristiana che vive la pluriformità nell’unità. Ciò ha portato a comprendere l’importanza di vivere in comunione per essere davvero comunità dall’appartenenza forte e realmente educanti. In modo particolare abbiamo compreso che la comunità nasce si rigenera attraverso un incontro sempre rinnovato con la Persona del Signore che si esprime nel seguire Lui non in modo individuale ma nella forma comunitaria, insieme a fratelli e sorelle cambiati dall’incontro con il Risorto. Si può stare con il Signore solo stando tra di noi. La comunità cristiana è la condizione non superabile per poter dire: “Vieni e vedi”..

Si sono sviluppati alcuni nuovi percorsi tra i quali la nascita delle Comunità pastorali, la rivitalizzazione di taluni organismi diocesani, mediante il passaggio da una logica organizzativa ad una logica comunionale; una significativa “messa in rete” di associazioni e movimenti ecclesiali. In questo processo riconosciamo non un mero attivismo o una semplice strategia organizzativa, ma una scelta di “metodo” ispirata alla stessa vita trinitaria di Dio - in cui unità e pluriformità si coniugano perfettamente - e tesa perciò a crescere insieme nella vita “in Cristo”.

Sono cresciute e divenute capillari “forti” esperienze di conoscenza, ascolto, condivisione ed approfondimento della Parola di Dio resa più “familiare” ad un maggior numero di persone grazie, in particolare, a

  • la nascita e la diffusione dei Gruppi di ascolto della Parola nelle case,
  • il consolidarsi della Scuola biblica diocesana e delle numerose opportunità di Esercizi spirituali diocesani (che riscontrano l’adesione di tutte le fasce di età)
  • altre iniziative elaborate da associazioni e movimenti nei loro percorsi specifici.

Anche le esperienze di adorazione eucaristica (in forma “perpetua” e non) aiutano ad alimentare l’incontro con il Signore, il Vivente, la Parola di Dio fatta Carne.

a) Educarsi al pensiero di Cristo

È maturata l’esigenza di una “grammatica comune” costruita con il contributo di consacrati e laici, in comunione ed ascolto reciproco. Non è un percorso facile e privo di difficoltà, ma riconosciamo che è un processo che ci sta facendo crescere.

 

Riconosciamo il valore di una serie di proposte pastorali, formative e culturali sorte e sviluppate in questi anni nella nostra Chiesa ed offerte a livelli e con finalità differenti, ma convergenti: la Scuola di metodo diocesana, lo Studium Generale Marcianum, la Scuola teologico-pastorale S. Caterina d’Alessandria e la Fondazione Oasis, solo per citare delle realtà che rappresentano luoghi di apertura, dialogo e formazione per un popolo di Dio più consapevole e preparato ad affrontare le sfide della società attuale.

È importante, inoltre, evidenziare la nascita di un Gruppo vocazionale diocesano - seguito da una comunità educante - che vede la presenza ravvicinata del Vescovo ed ha già dato frutti significativi.

b) Educazione al gratuito

Abbiamo cercato di individuare nell’esercizio della carità la verifica dell’autenticità dell’adesione a Cristo. La dimensione eminentemente caritativa trova molti cristiani impegnati con continuità in molteplici esperienze di “gratuito” per dare risposte ai bisogni di prima necessità quali prima accoglienza, mense dei poveri, assistenza in vari campi fino allo sviluppo in onlus o cooperative sociali che danno una risposta ai bisogni e alle necessità in particolare degli “ultimi”. In questo ambito non va, infine, trascurato il generoso e importante impegno missionario di parecchi giovani e adulti della Diocesi, capaci di mettere a disposizione tempo e risorse personali da “investire” in altre realtà o comunità ecclesiali sparse nel mondo.

c) Vivere le dimensioni del mondo

Emerge una crescente sensibilità verso nuovi stili di vita ed un più autentico rapporto con il creato, ma anche l’esigenza e la consapevolezza - attraverso azioni mirate e condivise con i vari soggetti socio-economici del territorio, in particolare nell’area del Litorale - di rileggere ed arricchire di senso gli ambiti consueti di vita (ad es. la “vocazione turistica” di molta parte della Diocesi) e l’intera realtà sociale. Sono questi solo alcuni dei segni significativi attraverso i quali la nostra Chiesa si apre quotidianamente al dialogo con il mondo.

Sottolineiamo qui, l’esperienza vissuta in occasione della Visita pastorale nell’ambito scolastico e che ha “messo in rete” alcuni cristiani (ragazzi, insegnanti, genitori e personale) di vari gruppi presenti nella scuola con risultati ancora parziali, ma incoraggianti. Va rilevata anche l’opera di collegamento e collaborazione stabile che si sta svolgendo positivamente da qualche anno nel campo della pastorale sociale e del lavoro con vari soggetti e numerose organizzazioni del mondo economico, imprenditoriale, sindacale e professionale del territorio veneziano.

Le risorse e le sfide

Il cammino della Diocesi veneziana ha vissuto in questi anni un momento di particolare grazia derivato dalla vivificante esperienza della Visita pastorale che, in ogni ambito e luogo, ha permesso a cristiani e non di confrontarsi con la figura di Cristo. Questo percorso ci ha permesso di riconoscere i doni che ci sono stati offerti e di aprirci con maggiore fiducia alle sfide del nostro tempo.

Aspetti positivi e risorse

Ci sembra importante sottolineare la presenza di numerosi ordini ed istituti religiosi che, con la loro esperienza di vita comunitaria e di servizio, rappresentano una preziosa testimonianza e costituiscono un punto di riferimento per la nostra realtà ecclesiale.

È significativo, quindi, considerare la presenza di parecchie realtà culturali e/o formative che, in vario modo, contribuiscono alla maturazione di un laicato più consapevole e impegnato.

Il nostro tessuto ecclesiale vede poi la presenza di un numero rilevante di movimenti, associazioni e comunità tese a vivere la sequela di Cristo secondo i differenti carismi.

Di grande rilievo è l’attenzione alla persona, in tutto lo scorrere della vita e nelle sue diverse vicende ed età: in questi anni, proprio a partire dall’ambito ecclesiale, si è assistito al fiorire di esperienze diversificate e di strutture poste a servizio e deputate ad accogliere - solo per fare qualche esempio - l’anziano in difficoltà o comunque bisognoso di una rete di relazioni ed assistenza, il malato terminale, la persona e/o la famiglia in stato di fragilità e disagio, l’immigrato, chi si trova ad affrontare con povertà di risorse e mezzi l’attuale crisi economica e sociale ecc.

Fatiche e sfide

Il profondo travaglio in atto nella nostra società presenta molte fatiche e sfide:

  • l’indebolimento sostanziale del tessuto familiare e la perdita di senso dell’istituto della famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna;
  • l’evidente incapacità e la difficoltà oggettiva di declinare in modo coerente i principali ambiti e tempi di vita: gli affetti e il lavoro, il riposo e la festa.
  • la manifesta fragilità nel mantenere sempre stretto e vivo il nesso tra fede e cultura con la conseguente debolezza, nei vari campi della vita ecclesiale e civile, di un’autentica proposta cristianamente ispirata e perciò “conveniente” e “convincente” per tanti;
  • la difficoltà, tuttora persistente in alcune realtà, nel “mettersi in rete” tra soggetti ed organismi di natura ed ispirazione ecclesiale evidenziando così modalità ancora troppo “individualistiche” e poco inclini alla comunione.

Trasversalmente a questi temi, riconosciamo la rilevanza della “sfida educativa” che comporta una fitta serie di implicazioni, ma che presenta, al cuore di tutto, l’esigenza sostanziale di offrire una forte e bella testimonianza personale e comunitaria, da indirizzare prioritariamente alle nuove generazioni anche attraverso “linguaggi” nuovi, capaci di “parlare” davvero al cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo.

Una rinnovata vita ecclesiale, poi, deve condurre, da un lato, i presbiteri a superare una visione troppo “conservativa” ed autoreferenziale delle singole comunità e, dall’altro, i laici ad essere maggiormente corresponsabili nelle scelte di vita pastorale e pronti ad assumersi conseguenti impegni e responsabilità in campo civile.

Le prospettive

È decisivo ”esserci” ed essere protagonisti nella società e nella cultura contemporanea attraverso però una presenza cordiale, contraddistinta dal dialogo e dalla “simpatia” verso tutti. Attenti, insomma, ad ogni proposta o istanza, ma senza mai rinunciare - con delicatezza e rispetto, con coraggio e fierezza - a quei “valori non negoziabili” che derivano dalla fedeltà a Dio e, dunque, all’uomo . In una prospettiva di nuova evangelizzazione, siamo chiamati ad essere testimoni, ovunque e sempre, dei criteri e dei principi del Vangelo che è reale fermento della vita economica, civile e sociale.

L’implicazione naturalmente derivante è quella di essere presenti in tutti i luoghi in cui l’umanità si incontra (impegno civico e politico in primis, mondo del lavoro e dell’economia, cultura, università, scuola, internet e media ecc.), sapendone valorizzare le specifiche peculiarità.

In un territorio - quale quello della Diocesi veneziana - crocevia ogni anno di milioni di persone in “mobilità”, il turismo e l’immigrazione devono essere visti come circostanze provvidenziali. Non si può ridurre il primo a mera fonte di arricchimento economico-commerciale e la seconda a paura, pericolo o pura occasione di sfruttamento: sono e saranno sempre più un’opportunità di incontro, autentico e “gratuito”, e quindi di crescita per tutti.

Fondamentale è riuscire ad aprire un vero dialogo con i giovani per trasmettere la validità e la convenienza di una proposta di “vita buona”, sempre attraverso la via principale e il metodo della testimonianza.

Ci sembrano, inoltre, urgenti l’accoglienza e la cura delle persone e delle realtà familiari “spezzate” e più fragili affinché, anche attraverso percorsi pastorali specifici, possano sperimentare la vicinanza e condividere la vita quotidiana delle comunità cristiane.

In conclusione, non si può pensare ad una Chiesa rinnovata come “alla Chiesa di prima” solo con un po’ di entusiasmo in più… Bisogna, realmente, “rinascere di nuovo”. La persona compiuta ha bisogno di fondare le sue radici nella ricchezza di una vita pensata e agita “in Cristo”.

La via maestra di cui, insieme, abbiamo fatto esperienza è un “metodo”: una “comunità educante” alla sequela di Cristo. Una comunità tutta che educa e si lascia educare sempre dal Signore Risorto. Ma tutto ciò implica accoglienza, ascolto e… “testimonianza”, per diventare vita piena e compiuta.

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